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    Superhost in evidenza: colmare un vuoto accogliendo in casa dei viaggiatori

    Una vedova racconta in che modo accogliere ospiti provenienti da tutto il mondo l'ha aiutata a ritrovare il sorriso.
    Da Airbnb, in data 8 feb 2019
    Lettura di 4 min.
    Ultimo aggiornamento: 21 apr 2021

    La nostra Superhost Marianne si ritrovò improvvisamente sola nella casa che lei e suo marito avevano ristrutturato insieme. Per riprendersi, decise di lanciarsi in una propria attività, aprendo le porte della sua dimora californiana agli ospiti di tutto il mondo. Ora ha deciso di condividere con parole sue il modo in cui l'ospitalità ha ridato senso alla sua vita e ciò che significa per lei essere una donna imprenditrice:

    C'era qualcosa di positivo nell'accogliere nuova energia vitale, avere di nuovo persone in giro per casa.

    Quando persi Mike, fui pervasa da un enorme senso di perdita, di assenza, si creò un vuoto. Mike fu operato nel maggio del 2017 per quella che doveva essere una procedura standard. Purtroppo ci furono delle complicazioni e non ce la fece. Quattro giorni prima avevamo celebrato 26 anni di vita insieme.

    Mia figlia si trasferì a casa per stare con me. Se ne andò quasi un anno dopo, e d'improvviso mi ritrovai da sola.

    Non ricordo un momento o una ragione specifici del perché ho iniziato a ospitare. Era un'idea che continuava a passarmi nella mente. In seguito, nel settembre del 2017, andai a trovare degli amici in Oregon e soggiornai in un Airbnb. L'host era un tipo adorabile e gli raccontai un po' della mia vita. Cominciai a rendermi conto che essere un host poteva essere una possibilità interessante per me.

    La morte di mio marito aveva portato anche a una grossa perdita di reddito; non potevo infatti più contare sulla sua pensione. Lavoro autonomamente come insegnante, scrittrice e giardiniera paesaggista. In quel periodo, però, mi era difficile concentrarmi.

    Nella mia immaginazione, Airbnb rappresentava una facile fonte di reddito. Ma richiede tanto lavoro. Ed essendo una donna single, avevo inoltre delle perplessità sulla sicurezza. Comprai delle serrature per le stanze degli ospiti e per la mia, ma credo di aver chiuso la porta una sola volta, con un ospite che soleva rientrare a notte fonda. Un mio amico, che è anche un host, mi suggerì di scrivere la descrizione della mia casa in modo da attirare il tipo di persona che desidero ospitare, e finora sembra che funzioni. Forse sono ingenua, ma nutro una certa fiducia nelle persone e penso che la maggior parte di esse siano buone.

    Ospitare mi ha aiutata a uscire dal guscio. Diventò un motivo per tenere pulita la casa e per farmi coraggio. Dovevo rialzarmi e continuare. Tutte cose positive.

    Ogni volta che una persona entra in casa, penso a Mike. È al contempo triste e stimolante.

    Si dedicò a questa casa con grande passione; lui faceva il carpentiere. Quando comprammo la casa nel 1995, era distrutta, un rudere, ma lui riuscì a renderla un posto fantastico in cui vivere. E in qualche modo ha lasciato qui il suo spirito. Sento ancora la sua energia, quando qualcuno entra in casa e rimane incantato ad ammirare la lavorazione del legno.

    Mi sento così orgogliosa. Lo sono per entrambi. Che bella la condivisione.

    All'inizio, dicevo agli ospiti che avevo appena perso mio marito. Poi, un po' alla volta, questo smise di essere il mio primo argomento di conversazione.

    Sono stata incredibilmente fortunata con gli ospiti che ho avuto l'opportunità di accogliere. Vivendo a Santa Monica, le persone volevano andare in spiaggia, al molo e a Venice, quindi era raro incrociarsi. Ma in fondo avevo ancora bisogno di spazio e tranquillità, quindi andava benissimo così.

    Di tanto in tanto, chiacchieravamo davanti a un caffè o sedevamo sul dondolo nel portico con un bicchiere di vino a goderci la brezza dell'oceano. Alcuni degli ospiti erano persone adorabili con cui parlare. E questo mi serviva da promemoria per ricordare che la vita va avanti, anche se può sembrare un cliché.

    Ospitare mi ha aiutata a uscire dal guscio.
    Marianne,
    Santa Monica, California

    Una volta ospitai una giovane donna. Non le avevo parlato della morte di Mike, ma credo che notò le sue foto in casa. Lei mi confidò che qualche mese prima aveva perso il suo ragazzo in un incidente. Così mi ritrovai nella situazione non solo di poter aprire la casa, ma anche di offrirle uno spazio in cui parlare della sua perdita con qualcuno che poteva capirla. E in cui anche io potevo parlare di Mike. Ci trovammo su un terreno comune e sentimmo un'incredibile sincronia. Ci siamo scritte qualche volta e magari non tornerà più, ma per un po' le nostre vite si sono sfiorate.

    Come host, condividiamo uno spazio. A volte, però, condividiamo molto più di questo.

    Aprendo la mia casa, ho avuto l'opportunità di dare qualcosa agli altri, anche in un momento della mia vita in cui mi sentivo svuotata.

    E adesso, ho una mia attività. E c'è così tanto da dire su cosa vuol dire essere il capo di se stessi, avere pieno controllo sulla propria vita. Gestire il proprio business può infondere in una donna un grande senso di potere.

    A qualcuno potrà sembrare esageratamente mistica una tale affermazione, ma c'è qualcosa di davvero sacro nell'accogliere uno sconosciuto. Noi host siamo come delle guide per viaggiatori esausti. E nei momenti di sofferenza e solitudine, quell'interazione e quel legame hanno un effetto curativo.

    Foto per gentile concessione di Marianne

    Airbnb
    8 feb 2019
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